Festa di San Giuseppe Papà della Famiglia di Nazareth

Celebro la Messa da solo, è il 19 di marzo ... una grande grazia, quella della celebrazione in solitaria, che capita rare volte nella vita di un presbitero: è proprio come un’ascesa dalle pianure dell’esistenza quotidiana fatta di poco, pochissimo tempo ricolmo di imprevisti, incontri e scontri, alle vette sublimi della comunione con il Signore, con la sua Parola, con il suo Corpo e Sangue. Da certe vette è difficile scendere, ce lo insegna il racconto del Tabor e le parole così ingenue e così umane di Pietro: “Signore costruiamo tre tende e restiamocene qui dove è così forte la presenza di Dio.”

Io, da prete papà, sono aiutato tante volte a discendere in frettissima dai ripidi sentieri della spiritualità e così è stato anche in occasione della festa di San Giuseppe: appena finita la celebrazione, ancora tutto compunto dal fervore eucaristico, una vocina dal bagno mi ingiunge perentoria non un invito, bensì un ordine: “Paaapyyy: ho finito!”

E il Papy tutto fervore, deve correre in aiuto di Carlotta che necessità del suo intervento ... in bagno.

Ovviamente, essendo umano, “Papy”ci va sbuffando e borbottando per esser stato così inopportunamente distolto da un sublime momento di spiritualità che, senza ombra di dubbio, l’avrebbe fatto certamente progredire sulla via della santità.

Ma poi ripenso a San Giuseppe e alla quotidianità così vera e semplice della Santa Famiglia a Nazareth e mi sorge il dubbio che anche, lui, il gran Santo, abbia sentito più di una volta una vocina perentoria che lo chiamava in aiuto: “Paaapyyy!”



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